Atelier di improvvisazione e composizione

Creare servendosi dell’improvvisazione è una via per agire la danza, comporre pezzi, dialogare il contatto tra corpi, allenare la presenza in relazione allo spazio, incrementare un senso di prontezza, scelta intuitiva, senso del ritmo e sintonizzazione. Il processo richiede tempo ed è generalmente scandito da fasi che definiscono l’emersione dell’azione.

Foto di Noemi Marilungo per IN NUCE Voci e corpi dal lavandino, atelier performativo a cura di Yiskah Jessica Cestaro e Camilla Serpieri

L’arte dell’improvvisazione è un linguaggio animato da invisibili intenzioni, che richiede dedizione e cura. Maneggiare gli strumenti che sottendono e motivano gli accadimenti, determina l’efficacia del gesto, dell’azione e delle relazioni presenti. L’atto comunicativo, espressivo e poetico è mosso da una logica interna fatta di principi e (sconfinati) confini. Se un corpo che improvvisa può voler significare molte cose, in questo spazio ci riferiamo a un corpo intenzionalmente presente nei confronti dello spazio percepito, mosso dal desiderio di esser-ci in una modalità che è ricettivamente attiva e attiva ricettivamente. I principi che fondano l’esperienza del processo creativo, originano da vari ambiti come Instant Composition, Teatro Danza, Somatica, Pratiche Sapienziali e di Presenza Biodinamica. Durante l’improvvisazione il corpo veicola implicitamente e in maniera svincolata, il vocabolario somatico assimilato durante le classi di tecnica contemporanea, floorwork e axis syillabus.

Le pratiche di improvvisazione e composizione scandiscono il programma di danza contemporanea. Fanno inoltre parte del programma dedicato agli ateler performativi e agli workshop.